498 102. Il Santo sopportò tutte queste infermità
per quasi due anni, con ogni pazienza e umiltà, in
tutto rendendo grazie a Dio. Ma per poter attendere con maggior
libertà e devozione a Dio, e percorrere le celesti
dimore nelle frequenti estasi e potersi finalmente collocare
in cielo davanti al dolcissimo e serenissimo Signore dell'universo,
ben provvisto di meriti, affidò la cura della sua persona
ad alcuni frati, veramente degni della sua predilezione
499 Erano uomini assai virtuosi, devoti a Dio, cari
ai santi del cielo e amati dagli uomini sulla terra, e su
di essi il beato Francesco si appoggiava come casa su quattro
colonne. Ne ometto i nomi per riguardo alla loro modestia,
virtù che, da veri religiosi, amano molto cordialmente.
La modestia infatti è il decoro di tutte le età,
testimone di innocenza, indizio d'un cuore puro, verga di
disciplina, gloria particolare della coscienza, garanzia della
buona riputazione, pregio e coronamento della perfetta rettitudine.
Questa virtù era loro comune e li rendeva graditi e
amabili a tutti.
Ciascuno poi aveva una virtù propria: il primo era
particolarmente discreto, il secondo mirabilmente paziente,
il terzo di encomiabile semplicità, l'ultimo era robusto
di corpo e mite di animo. Essi con ogni diligenza, cura e
buona volontà difendevano il raccoglimento spirituale
del beato padre, curavano la sua malattia senza risparmiarsi
pene e fatiche, felici di dedicarsi totalmente al servizio
di lui.
500 103. Francesco, sebbene già fosse arricchito
di ogni grazia davanti a Dio e risplendesse per le sue sante
opere davanti agli uomini, pensava di intraprendere un cammino
di più alta perfezione, e suscitare nuove guerre affrontando
direttamente da valorosissimo soldato il nemico. Si proponeva,
sotto la guida di Cristo, di compiere opere ancora più
grandi, e sperava proprio, mentre le sue energie fisiche andavano
esaurendosi rapidamente di giorno in giorno, di riportare
nel nuovo attacco un pieno trionfo. Il vero coraggio infatti
non conosce limiti di tempo, dal momento che aspettava una
ricompensa eterna. Perciò bramava ardentemente ritornare
alle umili origini del suo itinerario di vita evangelica e,
allietato di nuova speranza per la immensità dell'amore,
progettava di ricondurre quel suo corpo stremato di forze
alla primitiva obbedienza dello spirito. Perciò allontanava
da sé tutte le cure e lo strepito delle considerazioni
umane che gli potevano essere di ostacolo, e pur dovendo,
a causa della malattia, temperare necessariamente l'antico
rigore, diceva: «Cominciamo, fratelli, a servire il
Signore Iddio, perché finora abbiamo fatto poco o nessun
profitto!». Non lo sfiorava neppure il pensiero di aver
conquistato il traguardo e, perseverando instancabile nel
proposito di un santo rinnovamento, sperava sempre di poter
ricominciare daccapo. Voleva rimettersi al servizio dei lebbrosi
ed essere vilipeso, come un tempo; si proponeva di evitare
la compagnia degli uomini e rifugiarsi negli eremi più
lontani, affinché, spogliato di ogni cura e deposta
ogni sollecitudine per gli altri, non ci fosse tra lui e Dio
che il solo schermo della carne.
501 104. Vedeva molti avidi di onori e di cariche,
e detestandone la temerità, cercava di ritrarli da
questa peste con il suo esempio. Diceva infatti che è
cosa buona e accetta a Dio assumersi il governo degli altri,
ma sosteneva che dovevano addossarsi la cura delle anime solo
quelli che in quell'ufficio non cercano nulla per sé,
ma guardano sempre in tutto al volere divino; coloro cioè
che niente antepongono alla propria salute spirituale e non
cercano l'applauso dei sudditi ma il loro profitto, non la
stima degli uomini, ma unicamente la gloria di Dio; coloro
che non aspirano alla prelatura, ma la temono, e se viene
loro data non montano in superbia ma si sentono più
umili e, quando viene loro revocata, non si avviliscono ma
ne godono. Diceva ancora che soprattutto in un'epoca di malvagità
e di iniquità come questa, c'è grave pericolo
nella prelatura e maggior vantaggio nell'essere governati.
Provava grande amarezza nel vedere che alcuni, abbandonato
quello che avevano così bene incominciato, dimenticavano
la semplicità antica per seguire nuovi indirizzi. Perciò
si lamentava di alcuni, che un tempo erano tutti intenti a
mete più elevate ed ora si erano abbassati a cose vili
e futili, abbandonati i veri gaudi dell'anima, si affannavano
a rincorrere frivolezze e realtà prive d'ogni valore
nel campo di una malintesa libertà. Per questo implorava
la divina clemenza per la liberazione dei suoi figli e la
scongiurava con la devozione più grande perché
li conservasse fedeli alla loro vocazione.